COSA SI INTENDE PER SEMPLICEMENTE FELICE?
Scegliere di vivere la propria vita felicemente come è naturale che sia.
La felicità si trova nella semplicità, accettando questo concetto si inizia a vivere semplicemente felice.
Se il tuo intento è quello di essere felice, allora complimenti sei nel posto giusto.
A CHI E’ DEDICATO QUESTO SITO?
A te che soffri nascosta da una lacrima, a te che il cuore sanguina nell’indifferenza di chi ti ha ferita, a te che stringi i denti e vai avanti nella giostra della solitudine.

domenica 8 febbraio 2015

I MIEI LIBRI

   
PENSAVO DI ESSERE UNA PECORA

Solo perché vivevo in un gregge

Marcello Argento


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E' finalmente online il primo libro di Marcello Argento.

Se hai apprezzato i contenuti di questo blog, dedicato al benessere interiore, amerai Pensavo di essere una pecora.
Dopo anni di introspezione, riflessioni e studi è nato questo spazio virtuale, dove condividiamo con voi le migliori soluzioni per stare meglio e affrontiamo insieme le sfide quotidiane.
Con il tempo abbiamo imparato l'importanza di fare gruppo, di aiutarci a vicenda, di creare una community intorno ai temi che amiamo, perché le difficoltà di questo tempo sono le stesse per tutti noi.

Da tempo stavamo curando un progetto parallelo a questo blog, che ha spinto ciascuno di noi a tirare fuori le emozioni più genuine, a lasciarci andare in una risata spontanea e a far correre la fantasia intorno a virtuosismi letterari, facendoci amare la lingua italiana con le sue mille sfumature e variazioni.
Il risultato di questo impegno è stato un ebook, dall'eccezionale stile ridanciano!!! Il primo pensiero è stato quindi quello di condividerlo qui in anteprima per tutti voi, che inconsapevolmente ci avete ispirato a far bene, a far meglio.

Dall'introduzione:
Questo libro non è per tutti, questo è un libro per chi come te si sente diverso, ed è felice di esserlo. Ti chiedi se ne vale la pena leggerlo? Non posso dirti di no, non credi?

Ti posso dire però che se vuoi uscire "fuori" dalla normalità almeno per un po', se vuoi leggere qualcosa di diverso, allora compralo! 

Devi solo toglierti di dosso la corazza che tutti i giorni indossi, quale?

Quella della quotidianità, quella della razionalità e della serietà.”

All'interno dell'ebook troverete 15 racconti assurdi che vi faranno abbandonare la logica tipica del nostro modo di essere, che troppo spesso ci blocca in una realtà noiosa e ripetitiva.
Vi consigliamo di lasciare da parte la razionalità per un momento e di tuffarvi in una dimensione fatta di doppi sensi, modi di dire, proverbi e così via.

Avrete sentito anche voi parlare dei benefici di una bella risata sull'organismo.
Allora perché non farvi un regalo con Pensavo di essere una pecora, un ebook senza precedenti che vi farà ricredere su tutto ciò che pensavate dello scrivere un libro!!!

Ancora dubbi? Clicca sul bottone rosso in basso e poi facci sapere cosa ne pensi!!!                   

                                                           
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Hanno detto del libro...



Marcello Argento, con questo libro viene ad aprire un nuovo orizzonte ma solo a chi è pronto a fermarsi per assaporarne le sfumature. Questo confine è la felicità chiusa dentro ognuno di noi ma nascosta a chi la cerca fuori ... Già con una semplice introduzione, l'autore ci propone una scelta dove sta a noi la libertà di collocarci e rinunciare o iniziare il viaggio! Le storie sono di una freschezza e leggerezza che fanno prendere subito il volo e nel giro di qualche riga ti trovi lontano immerso in un sorriso. Per veri intenditori, da non perdere. Ho dimenticato di dire che quello che affascina è la geniale capacità di semplicemente felice di mettere insieme e articolare detti, proverbi e personaggi vari conosciuti con maestria e umorismo che con sorpresa producono una bella risata!
Paola Zugna scrittrice



domenica 25 gennaio 2015

UNO SCIOCCO SOGNATORE


Sono le quattro e mezza ormai, e sono ancora qui ascrivere della mia vita, a scrivere dei miei pensieri, quelli che vorrei spazzare via, per impiantarne altri di nuovi.

Pensieri di soddisfazioni e di riuscita per i miei intenti, giusto, quali sono i miei intenti? Sono quelli di ritrovare la mia pace, la mia serenità, la mia libertà!
Vivere delle mie passioni, avere la mente libera e farla fantasticare come quando da bambino immaginavo il mio futuro, come quando da ragazzo immaginavo di cambiare il mondo, come quando da giovane immaginavo di conquistarlo il mondo.

Ora vorrei ritornare sereno e fantasticare sull'universo, quello che sento dentro di me, quello che vedo intorno a me.
Tutto gira tutto si muove e io che sono al centro di questo universo, il mio universo, vibro oscillo e sono assente.

Chiudo gli occhi come a voler trovare risposte a queste mie sensazioni. Cosa si cela oltre, oltre l'umana vista? Come aprire questa oscurità, come arrivare alla luce? Ritorno in me, ritorno purtroppo alla “ragione” , non posso fare altro in questa notte troppo lunga e troppo scura.

Amo la vita perché è il regalo più grande che ho ricevuto, e la voglio vivere per quello che è, una meravigliosa avventura, e non una continua inutile ripetizione.
Solo i sogni possono aiutarmi, certo cos'altro può fare uno sciocco sognatore se non sognare?


TUTTO FINITO BENE

Di: Olga D'Ariano
scrittrice


"Qual'è il primo ricordo della tua infanzia?" è la domanda che mi è stata posta da un amico, voglio raccontarlo a lui e a voi lettori ora, qui.

Eravamo in una casa che non era la nostra, forse ospiti, credo di aver avuto tre anni e mezzo al massimo quattro.
Era estate e fuori casa si stava bene sotto l'ombra degli alberi allineati, con poco ordine, difronte alla casa, non erano molto distanti, sembravano formare una recinzione.

Massimo era nel passeggino, probabilmente dormiva, io, invece, saltellavo di qua e di là, sembravo una trottola, giravo su me stessa poi mi fermavo di colpo e osservavo, mi piaceva vedere che mentre io ero ferma tutto il resto si muoveva in circolo, era divertentissimo per me, in fondo, chi non lo ha mai fatto da bambino? Penso tutti.

Quando mi stancai di questo gioco mi avvicinai a quel roseo fagottino che era nel passeggino, respirava lentamente, con gli occhi chiusi, ignaro, ancor più di me, del mondo.
In quel momento pensai a come lo cullava colei che per molti anni chiamai mamma, così volevo provare anche io, mi alzai in punta di piedi per arrivare alla sbarra e strinsi le piccole dita, volevo solo cullarlo, spingendo il passeggino avanti e poi tirando indietro, ma qualcosa andò storto.
Portai il passeggino avanti e poi dovevo tirarlo in dietro, ma era pesante, troppo pesante per me.

Caddi e avendo entrambi le mani aggrappate mi portai anche Massimo con tutto il passeggino sopra il mio corpo.
Non sentii dolore, solo tanta, tantissima, paura.
Mi sentivo intrappolata sentivo il peso su di me, e Massimo cominciò ad urlare e piangere essendo stato svegliato, dal suo sonno profondo.
La sua vocina era così acuta da far male alle orecchie, cominciai a piangere, mi sembrava di non respirare.

Non ricordo chi venne in nostro soccorso, e per fortuna nessuno di noi si era fatto male, avevo solo qualche graffio io, che mi ero procurata nella caduta, Massimo stava bene, fu solo un terribile spavento.

Mi ripresi subito ricominciando il gioco che avevo interrotto, e Massimo tornò a dormire. 
Era tutto finito bene.

mercoledì 21 gennaio 2015

IO

Di; Olga D'Ariano
scrittrice

"Più veloce Massimo, più veloce!" Gridavo e ridevo mentre il vento gelido quasi bloccava il respiro, e non migliorava certo la situazione il mio giaccone, non molto pesante, ma l'unico che avevo.
Vicino a me c'era Vladimir, il mio migliore amico, era simpaticissimo e io lo trovavo molto bello quando sorrideva, urlava con me e teneva per mano la sorellina Katia. "Più veloce, più veloce!" La discesa sembrava interminabile ed era così divertente vedere Massimo rotolare nella neve, si divertiva un mondo lui che ad ogni giro su se stesso si fermava per scrollarsi la neve dal viso.
La sua risata era contagiosa e vivacissima. "Ora tocca a te" disse Vlad quando Massimo arrivò in fondo e cominciò a gridare "Dai, su, venite?" "No, tocca a te, prima i maschietti." dissi ridendo. "È da quando?" chiese facendo il broncio.
"Da ora" dissi e gli feci una pernacchia. "Uffa, tocca a me." gridò Katia buttandosi e rotolando velocemente.
Era così veloce che guardavamo sbalorditi e Massimo riuscì a spostarsi giusto in tempo per non essere travolto, ma cadde all'indietro, il suo piede era affondato nella neve.
Io e Vlad cominciammo a ridere e non riuscivamo a smettere, Massimo allora mise il broncio facendo l'offeso, ma non riuscì a fermare le nostre risate, anzi peggiorò solo la situazione, a tal punto che cominciò a farci male la pancia.
"Muovetevi, altrimenti io e Katy diventiamo vecchi!"
"Andiamo insieme?" Io sorrisi "Certo." Mi prese la mano e piano piano ci avvicinammo al punto dove iniziava la discesa.
Io chiusi gli occhi e respirai rumorosamente e sentii Vlad fare lo stesso, lo guardai e scoppiai a ridere di nuovo e lui facendo il finto spazientito disse "Ma vuoi essere seria, si o no?". Io risposi con una smorfia e poi staccando le mani ci buttammo al tre, eravamo velocissimi è il mondo girava con noi.
Era una giornata splendida, c'era tutto quello di cui avevo bisogno per sorridere un po': c'era Massimo con il suo visino contento, c'era Katia piccola e super coraggiosa, c'era Vlad e la neve, così tanta, era bellissima.
Mentre giravo chiusi gli occhi, sembrava un sogno.

lunedì 19 gennaio 2015

MIO PADRE

Di: Olga D'Ariano
scrittrice


Sarebbe stata l'ultima volta lo sapevo! Speravo di no, avevo paura, ma non potevo dimostrare di essere debole, dovevo essere forte per mio fratello, dovevo dargli coraggio come sempre, e lui l'avrebbe fatto con me.

Non sapevo che era meglio così, era meglio che lui rinunciasse a noi, avremmo avuto un'altra possibilità, una piccola possibilità di essere adottati, non lo sapevo, ma eravamo destinati a qualcosa di migliore della strada deserta.

La prima volta aveva portato tante cose da mangiare, ma una cosa ricorderemo sempre: il miele, lo amavamo entrambi, eravamo bambini, e quella dolcezza consentiva di allontanare dai nostri occhi piccole crudeltà che ci circondavano o che vivevamo sulla nostra pelle.

Dicendoci addio, lui allontanò quell'ultima parola che ci aveva legati fino ad allora: padre, rinunciando alla patria potestà, aveva permesso che ci fosse la possibilità che trovassimo qualcuno che avrebbe potuto essere migliore di lui.

Un nuovo padre, una nuova madre, una famiglia che sarebbe stata in grado di prendersi cura di noi, perché lui non ne sarebbe stato mai capace, non lo era stato per tutti quegli anni, non ci era riuscito neanche dopo che i servizi sociali gli avevano dato un ultimatum.

Non ho mai saputo cosa avesse pensato quando per l'ultima volta ci aveva salutato, per me piccola, c'era la speranza che tornasse, lo poteva fare, come aveva fatto già, tornava e restava per poco tempo, però tornava, e forse un giorno sarebbe rimasto per sempre.

Ma non sapevo che non sarebbe più successo, non sarebbe più tornato.
Quello è stato l'ultimo ricordo di lui.

sabato 17 gennaio 2015

PICCOLO MONDO

Di: Olga D'Ariano
scrittrice

"E quando raccontavo che quella piccola cicatrice sulla mano, fosse il segno della presenza di quel pizzico di magia capace di rendere felici i bambini buoni.
Loro sorridevano, si entusiasmavano assorti nel silenzio ad ascoltare con attenzione ogni mia singola parola, mi veniva quasi il dubbio che vi era davvero quella magia, di cui tanto nelle mie storie parlavo.
Tutti sui lettini sotto le coperte chi aveva freddo, e seduti appoggiati alle ringhiere chi non ne aveva, aspettavano che mi sedessi al loro fianco per raccontare, per loro avermi vicino era un piccolo vanto, qualcosa di cui andare fieri.

Se poi cominciavano a bisticciare, allora io prendevo sempre la mia decisione, mi sedevo sul lettino di mio fratello e dicevo "oggi andrò da Massimo".
Così mi accomodavo mentre lui prendeva la mia mano, che avrebbe tenuto per tutto il racconto, tutti subito in silenzio, non vi era più spazio, né tempo per le discussioni.

Il "Richiamo del Lupo", era così che chiamavo l'orario stabilito dal direttore dell'Istituto, era per le 8:30 mancavano solo 15 minuti e dovevano bastare, ogni sera per farli sognare senza paure e senza brutti risvegli nel cuore della notte con le lacrime agli occhi, per non sognare non ricordare un brutto evento.

Alle 8:30 in punto finivo ero già alla porta della camera, con la promessa sempre sulle labbra del mio ritorno, avevo già salutato tutti, non potevo non salutare qualcuno, chi con un bacio sulla fronte, chi con una carezza sulla testa, erano tutti miei fratelli eravamo una famiglia.

Arrivavo nella camera dei bambini più grandi, la mia camera e mi buttavo nel letto, giusto in tempo per non ricevere un rimprovero o una punizione ingiusta dalla sorvegliante, cominciavo a fantasticare, a creare la nuova storia o creare il seguito di quella che pochi attimi prima avevo raccontato.

Non potevo non farlo, il giorno dopo non avrei avuto altro tempo per pensare e poi buona notte piccolo mondo". 

mercoledì 14 gennaio 2015

UNA STORIA DA CANI

Solo per due sorrisi ma che siano incisivi


Una brutta mattina con pioggia vento ed un freddo da cani, un cane uscì fuori dal suo canile e disse: “voglio incidere un disco”. L'idea, gli era venuta dal fatto che secondo lui, c'erano tanti cantanti che cantavano da cani, quindi lui che era proprio un cane, perchè non poteva farlo? 

Fu così si mise in cammino alla ricerca di un discografico, cammina, cammina, cammina e cammina, ne incontrò uno, che per fortuna conosceva il linguaggio dei cani, così gli spiegò le sue intenzioni. Il discografico, un uomo dalle larghe vedute, si trovò d'accordo ma gli disse: “ tu non hai neanche un nome, non ti conosce nessuno, devi farti conoscere per prima cosa, va in giro a fare dei concerti e dopo possiamo fare sicuramente dei dischi”. 

A questo punto il cane, si mise alla ricerca di piazze e strade per fare i suoi concerti dal vivo, dopo qualche giorno di cammino, trovò una piazza che faceva a caso suo, fece stampare delle locandine pubblicitarie, le affisse in vari esercizi commerciali e preparò il palco dove cantare. 

La sera del concerto, sul palcoscenico con lui c'erano anche delle ballerine di can can, di fronte la piazza il cane annunciò il titolo del suo concerto “ Mancu li cani in concerto”. Infatti non c'era neanche un cane che stesse ad ascoltarlo, c'erano solo quattro gatti. 

Il cane a questo punto non si perdette d'animo, e andò randagio di piazza in piazza per fare il suo concerto, ma niente non riuscì ad avere successo con il suo “Mancu li cani in concerto”. Per la verità, ne girò molte di strade quel bastardo ma gli andò sempre male, così dopo una cinquantina d'anni che girava, tornò dal discografico con l'intento preciso di incidere un disco a tutti i costi, anche se non era stato capace di farsi un nome. Raccontato tutta la storia al discografico, il cane ormai stanco della vita da cani che aveva fatto, si mise a piangere e intenerì tanto il discografico da convincerlo a fargli incidere un disco. 

Fu così che egli, prese un disco e lo mise in bocca al cane e lo fece girare, il cane con i suoi incisivi, incise il suo tanto sospirato disco. Fatto il disco, ora bisognava venderlo, ma come fare? Al cane venne un'idea l'unico modo per vendere il disco era di pubblicizzarlo! 

Così ogni persona che incontrava, lui voleva far conoscere la sua incisione, e azzannava con i suoi incisivi i polpacci dei malcapitati, convinto che questo fosso un ottimo modo per far pubblicità. Tutto questo, durò fino a quando una persona con un bastone, gli diede un sacco di botte. 

Il cane poverino, si arrabbio, si arrabbio tanto da prendere la rabbia. E' da millenni ormai che il cane va in giro con rabbia a regalare le sue incisioni, visto che nessuno vuole comprarle. Ma chissà perchè nessuno lo capisce, eppure lui nelle sue incisioni ce la mette proprio tutta, e lascia fino in fondo i segni dei suoi incisivi. 

Speriamo per il bene del cane, che un giorno finisca per trovare un pubblico adatto al suo genere di musica. Vi voglio dire il titolo della sua ultima incisione caso mai vorreste ascoltarla o sentirla dal dal vivo, per me, questo titolo calza proprio a pennello al nuovo pezzo di questo cane, infatti il titolo è “ Can che abbaia non morde”.

martedì 13 gennaio 2015

UNA STORIA LEGNOSA

solo per sorridere 


Gli abitanti di Alberobello, stanchi di abitare sopra un albero, decisero di cederlo a dei pirati in cambio di una segheria, che stupidi, cosa potevano farci ora che non avevano più l'albero? “Fatti loro”. 

Intanto i pirati contenti dell'affare che avevano concluso, credettero di aver trovato l'albero della cuccagna, così in fretta e in furia, prima che gli abitanti di Alberobello cambiassero idea, portarono l'albero su un veliero a tre alberi e partirono per terre lontane, andarono alla ricerca di un'orchestrina che trovarono nella tana di un'orca, l'orchestrina infatti era la figlia dell'orca. 

I pirati che in realtà erano dei filibustieri, rapirono l'orchestrina e la portarono in vari teatri a suonare sinfonie e melodie di Mozart, diretta magistralmente dall'albero che ovviamente non poteva essere niente altro che un'albero maestro, non vi dico il successo che ebbero! 

Fatto sta che un re venuto a conoscenza del fatto, decise di invitarli nella sua reggia, così albero e orchestrina si trovarono al cospetto di sua maestà Pino V, il quale rimase così contento dell'opera, che volle tenerli con se. I pirati a questo punto si ribellarono perché non volevano perdere il loro tesoro, ma non ci fu niente da fare, poiché il re ordinò alle guardie di prenderli e di impiccarli sull'albero più alto della foresta. 

Intanto albero e orchestrina continuarono a suonare per secoli e secoli, finché l'albero si ammalò. Il re non sapendo cosa fare, chiamò un meccanico e gli fece vedere l'albero ammalato, il meccanico essendo un meccanico, l'unica cosa che poté fare, fu di fare una trasformazione, infatti trasformò l'albero maestro in un albero motore, che in seguito montò su una macchina di grossa cilindrata, la quale guidata da uno sfortunato pilota, alla prima curva uscì di strada andando a sbattere contro un grosso albero di quercia. 

Che fine tragica per il povero albero motore, finire a pezzi per colpa di un'altro albero. Questa storia si tramanda ormai da un paio di anni da albero ad albero. 
Tra me e me mi chiedo, sarà storia o leggenda?